Libri usati selezionati uno a unoSpedizioni in tutta ItaliaScopri tutte le categorie

Romanzo

Gli anni in bianco e nero di Francesca Giannone: stasera ho perso quattro amiche

Nel Salento degli anni Sessanta, Maria, Giovanna, Ada e Domenica, detta Mimì, sono quattro sorelle che crescono in una famiglia legata alle tradizioni. Il padre Pantaleo è severo e autoritario, mentre la madre Lina lavora nella sartoria di famiglia, luogo attorno al quale ruota gran parte della loro quotidianità. Le quattro ragazze hanno caratteri e aspirazioni differenti, ma condividono il desiderio di costruire il proprio futuro in un'Italia che sta lentamente cambiando. Mimì, la più piccola, coltiva una grande passione per il cinema e frequenta di nascosto il cinema Apollo, dove conosce il proiezionista Cosimino e scopre il fascino delle immagini e delle storie raccontate sul grande schermo. Tra legami familiari, amicizie, amori e desideri di indipendenza, le vite delle quattro sorelle si intrecciano con le trasformazioni sociali e culturali dell'epoca.

71Q6J 3e65L. SL1500
71Q6J 3e65L. SL1500

Dissolvenza. Stasera ho perso delle amiche. Maria, Giovanna, Ada e Domenica, detta Mimì. Ho appena finito Gli anni in bianco e nero di Francesca Giannone e questa è stata la prima sensazione che ho provato chiudendo il libro. Come quando finisce un film che avresti voluto continuasse ancora un po', perché non eri pronta a salutare le persone che avevi imparato a conoscere e alle quali, pagina dopo pagina, ti eri affezionata.

Mi sono ritrovata negli anni Sessanta, in una sartoria del Salento, tra ago e filo, una cinepresa Super 8, la musica e le prime ribellioni di una generazione che cominciava a guardare al futuro con occhi diversi. Un'epoca che ci sembra lontana, ma che per certi versi continua a somigliare alla nostra, soprattutto quando si parla di libertà femminile e di una mentalità patriarcale che non abbiamo ancora del tutto lasciato alle spalle.

Eppure questo libro non è soltanto il racconto di un periodo storico o delle ingiustizie che le donne erano costrette ad affrontare. È soprattutto una storia di famiglia, di legami, di amicizie e di desideri che cercano di trovare il proprio spazio. Ed è una storia che ho amato dalla prima riga.

Quattro sorelle, quattro personalità

Maria, Giovanna, Ada e Mimì sono cresciute nella stessa famiglia, ma hanno caratteri molto diversi. Maria è orgogliosa e determinata, Giovanna è ribelle e appassionata di musica, Ada è dolce, riservata e amante dei libri, mentre Mimì, la più piccola, sogna il cinema e osserva ciò che la circonda con una curiosità che mi ha conquistata.

È proprio attraverso lo sguardo di Mimì che conosciamo la famiglia Elia. La sua voce ci accompagna tra le giornate nella sartoria, i rapporti familiari e i piccoli cambiamenti che attraversano la vita del paese. Mi è piaciuto il modo in cui Francesca Giannone riesce a rendere riconoscibile ciascuna delle sorelle, senza farle assomigliare l'una all'altra. Hanno passioni differenti, a volte si scontrano, altre volte si cercano, e proprio questa naturalezza le rende credibili.

Non sono donne perfette, né devono esserlo. Sono persone che crescono, cercano di capire cosa vogliono e si confrontano con un mondo che spesso ha già deciso per loro.

La famiglia Elia e la sartoria

A casa Elia, Pantaleo è un padre autoritario, profondamente legato alle tradizioni e convinto che le sue decisioni non debbano essere discusse. Accanto a lui c'è Lina, sua moglie, una donna che mi ha colpita per la forza discreta con cui affronta la quotidianità e cerca di tenere unita la famiglia.

Lina lavora nella sartoria insieme alle figlie, ed è proprio questo uno degli ambienti che ho immaginato più chiaramente durante la lettura. I tessuti, gli abiti da confezionare, le clienti, le conversazioni e le giornate trascorse a lavorare mi hanno dato la sensazione di entrare davvero in quella casa.

La sartoria non è soltanto un luogo di lavoro, ma uno spazio in cui si intrecciano le vite delle donne. E mi è piaciuto che Francesca Giannone abbia saputo raccontare anche attraverso questi gesti quotidiani un'epoca e le differenze tra generazioni.

Mimì, il cinema Apollo e Nuovo Cinema Paradiso

C'è un aspetto del romanzo che mi ha fatto pensare immediatamente a Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore: Mimì e la sua passione per il cinema.

Mimì frequenta di nascosto il cinema Apollo, dove incontra Cosimino, il proiezionista. Per lei quella sala è un luogo speciale, fatto di pellicole, immagini e storie che si accendono sullo schermo. Leggendo queste pagine mi sono tornati in mente Totò e Alfredo, la cabina di proiezione e quella meraviglia che nasce quando qualcuno ti permette di avvicinarti a un mondo che ami.

Naturalmente le due storie sono diverse, ma ho ritrovato la stessa magia. Solo che questa volta la protagonista è una ragazza, con una Super 8 e il desiderio di raccontare ciò che vede attraverso le immagini.

Ho amato questo dettaglio, perché il cinema non è soltanto una passione di Mimì: è anche il modo in cui lei guarda la realtà. E forse è per questo che, mentre leggevo, avevo spesso la sensazione di vedere le scene del romanzo scorrere davanti ai miei occhi.

Personaggi secondari, ma non meno importanti

Intorno alle quattro sorelle si muovono altri personaggi che contribuiscono a rendere il romanzo vivo e credibile. Ci sono Cosimino, Vincenzo, Luigi, zia Emilia e Sara, Michele presenze che arricchiscono la storia senza bisogno di essere raccontate nei dettagli. Sono anche questi incontri a dare la sensazione di trovarsi davvero in quel paese, tra persone che sembrano esistere anche oltre le pagine del romanzo.

Gli anni Sessanta, tra cambiamenti e vecchie regole

Francesca Giannone ci porta in un'Italia che sta cambiando. La musica, il cinema, le nuove mode e le idee dei giovani raccontano un paese che comincia a mettere in discussione molte certezze del passato. Ma nelle famiglie, soprattutto in quelle più tradizionali, il cambiamento arriva spesso più lentamente.

Per una ragazza, il giudizio degli altri può ancora pesare moltissimo. La reputazione, il matrimonio e le aspettative della famiglia influenzano scelte che oggi vorremmo considerare esclusivamente personali. E mentre fuori si parla di progresso, dentro molte case continuano a essere gli uomini a stabilire le regole.

Questo contrasto mi ha fatto riflettere, perché non tutto ciò che appartiene a quell'epoca è davvero scomparso. Abbiamo fatto passi avanti importanti, ma alcuni atteggiamenti sessisti sono ancora presenti, anche se assumono forme diverse.

Quello che ho apprezzato è che il romanzo non si limita a raccontare queste contraddizioni. Le fa emergere attraverso le vite dei personaggi, i loro dialoghi e le situazioni quotidiane, lasciandoci osservare un periodo storico attraverso chi lo ha vissuto.

Un passato che ho sentito vicino

Forse ho amato questo libro così tanto anche perché non mi sono sentita completamente estranea al mondo che racconta. Alcune abitudini, certe espressioni e determinati modi di pensare mi hanno riportata ai racconti di mia madre.

Non tutto coincideva con la storia della mia famiglia, naturalmente, ma in alcune pagine mi sono ritrovata a cercare qualcosa di quei racconti. È stata una sensazione particolare: leggere un romanzo ambientato in un'epoca che non ho vissuto direttamente e riconoscervi comunque qualcosa di familiare.

E credo che questo abbia reso ancora più forte il legame con la storia. Non stavo soltanto conoscendo Maria, Giovanna, Ada e Mimì, ma stavo anche ritrovando qualche frammento di un passato che, in modi diversi, è arrivato fino a me.

Dissolvenza. Stasera ho perso delle amiche

Quando ho chiuso Gli anni in bianco e nero, ho avuto la sensazione di aver terminato un film bellissimo. Uno di quelli in cui, quando arrivano i titoli di coda, rimani ancora qualche istante seduta perché non hai voglia di tornare subito alla realtà.

Avrei voluto rimanere ancora un po' nella sartoria, tornare al cinema Apollo con Mimì, ascoltare la musica di Giovanna, vedere Ada immersa nei suoi libri e continuare a conoscere Maria. Ma forse è proprio questo che succede quando un romanzo riesce a farti entrare davvero nella vita dei suoi personaggi: alla fine senti la loro mancanza.

E allora sì, stasera ho perso delle amiche. Ma di loro mi porterò qualcosa. Mi porterò lo spirito ribelle di Giovanna, l'orgoglio di Maria, la dolcezza di Ada e i sogni di Mimì.

E voglio aggiungere un grazie a un'altra Maria, mia madre, che mi ha insegnato il valore della libertà. La libertà di pensare, di scegliere e di costruire la mia strada. Forse è anche per questo che questa storia mi ha emozionata così tanto: perché mi ha ricordato quanto sia prezioso poter decidere della propria vita.

E mentre nella mia immaginazione scorrono i titoli di coda, penso che Maria, Giovanna, Ada e Mimì resteranno ancora a lungo con me.

E voi? Vi è mai capitato di finire un romanzo con la sensazione di aver perso degli amici? C'è un personaggio di cui vi siete portati dietro qualcosa, anche molto tempo dopo aver chiuso il libro?

Commenti

Ancora nessun commento: lascia il primo.

Lascia un commento

Il commento sarà pubblicato solo dopo l'approvazione di un moderatore.