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Romanzo

Quando le montagne cantano: una storia che, a distanza di tempo, continua a tornare

Ho letto Quando le montagne cantano diverso tempo fa, eppure è uno di quei libri che ogni tanto mi ritornano in mente. Una storia di famiglia, memoria, separazioni e attese, attraversata dal dolore della guerra ma anche da una straordinaria volontà di continuare a vivere. Un romanzo che mi ha ricordato quanto le storie di chi è venuto prima di noi continuino, in qualche modo, a vivere anche dentro di noi.

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Ho letto Quando le montagne cantano di Nguyễn Phan Quế Mai diverso tempo fa, eppure è uno di quei libri che ogni tanto mi ritornano in mente.

Non necessariamente perché ricordi ogni particolare della storia, ma perché ricordo molto bene quello che mi aveva lasciato: le emozioni, il dolore di una famiglia continuamente messa alla prova, il legame tra una nonna e una nipote e, soprattutto, quella straordinaria capacità di continuare a vivere anche quando la Storia sembra voler portare via tutto. Ci sono libri che, una volta terminati, rimangono legati al momento in cui li abbiamo letti. Altri invece riaffiorano senza essere chiamati. Basta un'immagine, una frase, un pensiero e improvvisamente ci ritroviamo di nuovo tra quelle pagine.

Per me Quando le montagne cantano è uno di questi.

È un romanzo che ci porta in Vietnam e ci fa entrare nella storia della famiglia Trần, seguendola attraverso generazioni segnate dalla guerra, dalla fame, dalle separazioni e dalle profonde trasformazioni di un paese.

Ma ciò che ricordo maggiormente non sono soltanto gli avvenimenti storici.

Ricordo le persone.

Le attese, le partenze, le perdite, una famiglia che cerca continuamente di non perdersi e quella sensazione che, nonostante tutto quello che può accadere, rimanga sempre qualcosa a cui aggrapparsi.

Perché Quando le montagne cantano racconta la guerra, certamente, ma per me racconta soprattutto ciò che accade alle persone quando la guerra entra nelle loro case.

E racconta cosa significa provare, nonostante tutto, a continuare.

Hương e sua nonna Diệu Lan

Al centro del romanzo troviamo Hương e sua nonna, Diệu Lan.

Siamo ad Hanoi durante la guerra del Vietnam. Hương è ancora una ragazzina e vive accanto alla nonna mentre intorno a loro il conflitto entra sempre più prepotentemente nella quotidianità.

Ci sono i bombardamenti, la paura e soprattutto le assenze. I membri della famiglia sono lontani e la guerra rende ogni attesa più difficile, perché aspettare qualcuno significa anche convivere con la possibilità che quella persona possa non tornare.

Ma è attraverso Diệu Lan che la storia comincia ad andare ancora più indietro nel tempo.

La nonna racconta a Hương la propria vita e quella della loro famiglia, e attraverso i suoi ricordi scopriamo che le sofferenze dei Trần non sono cominciate con la guerra che la ragazza sta vivendo.

Il passato e il presente finiscono così per intrecciarsi attraverso le voci di due donne appartenenti a generazioni diverse: una ragazza che cerca di capire il mondo che la circonda e una nonna che quel mondo lo ha già visto cambiare molte volte.

Ed è proprio il loro rapporto uno degli aspetti che ricordo con maggiore affetto. Perché Diệu Lan non sta semplicemente raccontando delle storie alla nipote, le sta consegnando la memoria della loro famiglia.

La grande Storia vista attraverso una famiglia

Una delle cose che più mi aveva colpito è il modo in cui la Storia, quella che normalmente troviamo nei libri attraverso date ed eventi, viene raccontata attraverso ciò che accade alle persone. Il romanzo attraversa alcuni dei periodi più dolorosi della storia vietnamita: il colonialismo francese, l'occupazione giapponese, la terribile carestia, la riforma agraria e gli anni della guerra che avrebbe diviso profondamente il paese, ma non abbiamo mai la sensazione di trovarci davanti a una semplice ricostruzione storica.

Perché ogni grande avvenimento ha una conseguenza concreta.

Una casa viene perduta. Una famiglia viene separata. Qualcuno deve partire. Qualcun altro rimane ad aspettare.

E improvvisamente ciò che nei libri di storia può essere riassunto in poche righe assume un volto.

È forse questo uno degli aspetti che mi sono rimasti più impressi: dietro una guerra non ci sono soltanto eserciti, strategie, vincitori e sconfitti.

Ci sono milioni di vite interrotte o cambiate per sempre. Ci sono famiglie che cercano semplicemente di sopravvivere.

Diệu Lan e la forza di continuare

Diệu Lan è sicuramente uno dei personaggi che più mi sono rimasti dentro.

La sua vita attraversa prove durissime e, ogni volta che sembra aver raggiunto un equilibrio, qualcosa la costringe nuovamente a ricominciare.

Eppure continua.

Non perché non soffra e nemmeno perché il dolore non lasci conseguenze, ma perché ci sono persone da proteggere, figli da ritrovare, una famiglia da tenere insieme e una vita che, in qualche modo, deve andare avanti.

Leggendo la sua storia mi sono ritrovata a riflettere anche sul significato che attribuiamo alla parola "forza".

Spesso immaginiamo una persona forte come qualcuno che non si spezza mai.

Diệu Lan, invece, mi ha trasmesso un'idea diversa.

Essere forti non significa attraversare il dolore senza esserne feriti. Significa forse riuscire a continuare anche dopo essere stati feriti.

Adattarsi. Ricostruire. Provare ancora ad amare.

E soprattutto non permettere a ciò che ci è accaduto di cancellare completamente ciò che siamo.

Una famiglia continuamente divisa

Quando le montagne cantano è soprattutto una grande storia familiare.

La famiglia Trần viene continuamente separata dagli avvenimenti che attraversano il Vietnam e ognuno dei suoi membri è costretto a fare i conti con esperienze e scelte differenti.

Ed è proprio qui che il romanzo diventa particolarmente doloroso.

Perché essere una famiglia non significa necessariamente riuscire a rimanere insieme.

A volte significa aspettarsi. Cercarsi. Perdersi. E provare a ritrovarsi.

Ma quando qualcuno torna dopo molto tempo, non è detto che sia ancora la persona che ricordavamo.

Chi parte cambia. Ma cambia anche chi rimane.

Ed è proprio quello che accade anche con Ngọc, la madre di Hương. Medico, decide di partire volontariamente verso il Sud, spinta anche dal desiderio di cercare il marito, di cui non ha notizie da anni. Quando torna, porta inevitabilmente con sé tutto ciò che la guerra le ha fatto vedere e vivere.

Il suo ritorno mi ha fatto pensare a quanto possa essere difficile aspettare a lungo qualcuno e poi scoprire che quella persona, pur essendo finalmente tornata, non è più esattamente la stessa che avevamo salutato.

Ed è qualcosa che il romanzo riesce a raccontare molto bene: la guerra non separa le persone soltanto fisicamente. Può creare distanze che continuano a esistere anche quando finalmente ci si ritrova.

Come si torna a essere una famiglia dopo aver vissuto esperienze che gli altri non possono comprendere fino in fondo?

L'attesa di chi rimane

Se penso a questo romanzo, penso molto anche all'attesa.

Forse perché la guerra viene spesso raccontata attraverso chi parte, mentre qui sentiamo fortemente anche la presenza di chi rimane.

Aspettare una lettera. Aspettare una notizia. Aspettare che qualcuno torni.

Continuare a sperare senza sapere nemmeno se quella speranza abbia ancora un senso.

Credo che poche immagini riescano a raccontare la guerra quanto quella di qualcuno che aspetta una persona amata senza sapere dove sia o se la rivedrà.

E in Quando le montagne cantano questa attesa attraversa le generazioni e diventa quasi parte della storia della famiglia.

Raccontare per non dimenticare

C'è poi un altro aspetto che, a distanza di tempo, continuo a trovare bellissimo: il valore del racconto.

Diệu Lan racconta. Hương ascolta.

Potrebbe sembrare un gesto semplice, e invece dentro quel gesto c'è moltissimo.

Raccontare significa impedire che qualcosa scompaia.

Le case possono essere perdute, le famiglie possono essere disperse e le persone possono morire, ma finché qualcuno continua a ricordare e a raccontare, una parte di quelle vite rimane.

Ed è inevitabile, leggendo, pensare anche alle nostre famiglie.

Quanto conosciamo davvero le persone che sono venute prima di noi? Quanto sappiamo dei nostri nonni prima che diventassero semplicemente "i nostri nonni"?

Che ragazzi erano? Che cosa desideravano? Di che cosa avevano paura? Quali persone hanno amato e quali hanno perduto?

Spesso conosciamo qualcuno soltanto attraverso il ruolo che ha avuto nella nostra vita e dimentichiamo che quella persona aveva già vissuto un'intera esistenza prima che noi arrivassimo.

Forse è anche questo uno dei regali più importanti che Diệu Lan fa a Hương: non le lascia soltanto dei ricordi, ma le permette di sapere da dove viene.

Il Vietnam oltre la guerra

Un altro motivo per cui ricordo con piacere questo romanzo è il modo in cui mi ha permesso di avvicinarmi al Vietnam attraverso le vite delle persone che lo abitano.

Quando pensiamo al Vietnam, soprattutto in Occidente, è quasi inevitabile che uno dei primi pensieri vada alla guerra. Ma un paese non è soltanto la guerra che ha attraversato.

Nel romanzo ci sono le famiglie, il cibo, la terra, le tradizioni, i proverbi, le relazioni tra generazioni e il legame con i luoghi.

Il Vietnam non è semplicemente lo scenario sul quale si combatte. Per i personaggi è casa.

È il luogo dei ricordi, delle persone amate, degli antenati e di tutto ciò che si rischia di perdere.

Ed è una prospettiva completamente diversa.

Per chi guarda una guerra da lontano, un territorio può essere soltanto un punto su una mappa. Per chi vive lì, invece, quello stesso territorio contiene un'intera vita.

Dolore, ma anche speranza

Quando le montagne cantano è un romanzo duro.

Ci sono momenti nei quali sembra davvero impossibile che una sola famiglia possa sopportare ancora altro dolore. Ogni volta che qualcosa sembra ricomporsi, la Storia interviene nuovamente e costringe i personaggi a fare i conti con un'altra perdita, un'altra separazione, un altro cambiamento.

Eppure, ripensandoci, non considero questo libro soltanto triste.

Perché dentro tutto quel dolore continua a esserci una fortissima volontà di vivere.

Le persone continuano ad amare. Continuano a cercarsi. Continuano a sperare. E continuano a raccontare.

La speranza del romanzo, almeno per me, non sta nell'idea che tutto possa tornare come prima. Alcune esperienze cambiano le persone per sempre e alcune ferite non possono semplicemente essere cancellate.

La speranza sta nella possibilità di andare avanti senza dimenticare. Di ricostruire senza fingere che nulla sia accaduto.

Un libro che continua a tornare

Forse è proprio per questo che, nonostante sia passato del tempo da quando ho letto Quando le montagne cantano, ogni tanto questo libro torna a trovarmi.

Non ricordo ogni dettaglio e probabilmente alcune scene si sono fatte meno nitide, ma è rimasta intatta la sensazione che mi aveva lasciato.

Ricordo una nonna e una nipote. Ricordo una famiglia divisa e continuamente alla ricerca dei propri pezzi. Ricordo le attese. Ricordo il dolore, ma anche quella capacità quasi ostinata di continuare a sperare.

E soprattutto ricordo quanto mi avesse fatto pensare alle storie che ci portiamo dietro senza nemmeno conoscerle completamente.

Siamo anche ciò che è accaduto alle persone venute prima di noi. Siamo le loro decisioni, i loro spostamenti, le loro perdite e, in qualche modo, anche le loro speranze.

Diệu Lan racconta perché Hương possa sapere. Hương ascolta perché quelle vite non vadano perdute.

E forse è proprio questo ciò che, a distanza di tempo, continua a riportarmi a Quando le montagne cantano: l'idea che raccontare una storia significhi anche salvare qualcosa dall'oblio.

Ci sono libri che ricordiamo per la trama e altri di cui, con il passare degli anni, rimane soprattutto un'emozione.

Per me questo appartiene alla seconda categoria.

L'ho chiuso tempo fa, ma evidentemente non l'ho lasciato davvero andare.

E voi? Avete mai letto un libro che, anche dopo molto tempo, continua improvvisamente a tornarvi in mente? E conoscete davvero le storie delle persone che sono venute prima di voi? :chatgpt-content-reference{index="0"}

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