Romanzo
"L’estate in cui imparammo a volare": una storia che non ero pronta a lasciare
Tully Hart e Kate Mularkey si incontrano da adolescenti a Firefly Lane, la “via delle lucciole”. Sono diversissime: Tully è affascinante, determinata e sogna una grande carriera; Kate è più timida e riservata e desidera soprattutto trovare il proprio posto nel mondo. Da quell’incontro nasce un’amicizia profondissima che le accompagnerà per decenni. Crescendo, però, le loro vite prendono direzioni differenti: arrivano l’amore, la famiglia, il lavoro, il successo, le gelosie e le scelte che inevitabilmente le cambiano. Tra momenti di straordinaria complicità e dolorose incomprensioni, Tully e Kate dovranno scoprire quanto può essere forte, ma anche fragile, un legame nato quando erano soltanto due ragazze sulla via delle lucciole.

Tully e Kate: l’amicizia che mi ha spezzato il cuore
Che dire di questa storia… io l’ho trovata travolgente e disperatamente emozionante.
Ci sono libri che si leggono, altri che si divorano, e poi ci sono quelli che, quasi senza accorgertene, finiscono per coinvolgerti così tanto da farti sentire parte della vita dei personaggi. Per me L’estate in cui imparammo a volare (Firefly Lane) di Kristin Hannah è stato proprio questo.
Tully e Kate. Due mondi diversi, eppure per certi versi incredibilmente simili. La loro amicizia mi ha devastata.
Due ragazze, due mondi, una sola amicizia
Tully e Kate non potrebbero sembrare più diverse.
Tully è magnetica, ambiziosa, determinata. Ha fame di vita, di successo, di riconoscimento. Vuole arrivare lontano e, soprattutto, vuole essere vista. Dietro questa sua forza, però, si nasconde una fragilità enorme, costruita sulle ferite di un’infanzia che continua a portarsi dietro anche quando sembra essere diventata la donna che aveva sempre sognato.
Kate è diversa. Più riservata, più insicura, forse apparentemente più semplice. I suoi desideri prendono una strada differente: l’amore, una famiglia, una quotidianità nella quale sentirsi finalmente al proprio posto.
Eppure sarebbe riduttivo descriverle semplicemente come la donna in carriera e la donna di famiglia.
Kristin Hannah fa qualcosa che ho apprezzato moltissimo: lascia che entrambe siano contraddittorie.
Tully può essere fortissima e terribilmente fragile. Kate può sembrare quella più tranquilla e, allo stesso tempo, custodire frustrazioni, gelosie e desideri che non sempre riesce ad ammettere nemmeno a se stessa.
Sono diverse, ma entrambe cercano qualcosa.
Forse, in fondo, cercano la stessa cosa: sentirsi amate e sapere di appartenere a qualcuno.
Ed è proprio qui che nasce la forza del loro legame.
Un’amicizia tutt’altro che perfetta
Se dovessi scegliere l’aspetto che più mi ha conquistata del romanzo, sarebbe sicuramente questo: l’amicizia tra Tully e Kate non viene idealizzata.
Non è quell’amicizia perfetta che spesso troviamo raccontata nei libri, fatta soltanto di sostegno incondizionato, confidenze e momenti felici.
La loro è un’amicizia che cambia.
Cresce. Si incrina. Fa male.
Ci sono gelosie, incomprensioni, competizione, parole che sarebbe stato meglio non pronunciare e momenti in cui una delle due sembra incapace di capire veramente l’altra.
E proprio per questo mi è sembrata autentica. Perché amare qualcuno da tutta una vita non significa comprenderlo sempre.
A volte conosciamo una persona da anni e continuiamo comunque a non vedere alcune delle sue ferite. A volte pensiamo di sapere cosa sia meglio per lei. A volte siamo così concentrati sul nostro dolore da non riuscire a riconoscere quello di chi abbiamo accanto.
Tully e Kate si amano profondamente, ma si fanno anche molto male.
E durante la lettura mi sono ritrovata più volte ad arrabbiarmi con entrambe.
In alcuni momenti avrei voluto prendere le parti di Kate. Poco dopo mi ritrovavo a comprendere Tully. Poi arrivava una nuova situazione e cambiavo nuovamente prospettiva.
È proprio questa ambivalenza ad avermi coinvolta così tanto. Non c’è una buona e una cattiva.
Ci sono semplicemente due donne imperfette che cercano di attraversare la vita senza perdersi completamente l’una dall’altra.
Crescere insieme non significa prendere la stessa strada
Una delle cose più belle del romanzo è poter osservare Tully e Kate mentre crescono.
Le incontriamo giovanissime e poi continuiamo a seguirle mentre diventano donne. Cambiano le loro vite, cambiano i desideri, arrivano l’amore, il lavoro, la famiglia, le responsabilità e inevitabilmente anche le rinunce.
Ed è qui che il romanzo, secondo me, diventa qualcosa di più di una storia sull’amicizia.
Kristin Hannah racconta anche le strade che scegliamo.
Tully costruisce la propria identità intorno alla carriera e al desiderio di arrivare sempre più in alto.
Kate prende una direzione differente. E inevitabilmente entrambe, prima o poi, guardano la vita dell’altra. È difficile non riconoscersi almeno un po’ in questa dinamica.
Quante volte guardiamo qualcuno che ha fatto scelte diverse dalle nostre e ci domandiamo, anche solo per un momento, come sarebbe stata la nostra vita se avessimo preso un’altra strada?
Il romanzo mette continuamente davanti alle protagoniste questa domanda.
Ho scelto bene? E soprattutto: esiste davvero una scelta giusta? Forse no.
Forse ogni vita contiene qualcosa che abbiamo conquistato e qualcosa a cui abbiamo dovuto rinunciare.
Tully: voler essere vista a tutti i costi
Tully è probabilmente il personaggio che più mi ha fatto oscillare tra affetto e rabbia.
Ci sono stati momenti in cui l’ho adorata e altri in cui avrei voluto scuoterla.
La sua ambizione è enorme. Vuole emergere, vuole avere successo, vuole dimostrare di poter diventare qualcuno.
Ma andando avanti nella storia si capisce che dietro quel bisogno di essere vista c’è qualcosa di molto più profondo.
Tully ha imparato molto presto cosa significhi sentirsi abbandonata.
Ed è difficile non pensare che una parte della sua corsa verso il successo nasca proprio da lì: se abbastanza persone mi vedono, forse finalmente sarò importante per qualcuno.
Questa è una mia lettura del personaggio, ma è una delle cose che me l’ha resa più umana.
Il successo le dà tantissimo, ma non riesce a riempire completamente alcuni vuoti.
Ed è doloroso osservare una donna capace di conquistare così tanto continuare, in fondo, a desiderare qualcosa che nessun riconoscimento pubblico può davvero darle.
Kate e quella vita che sembra più semplice
Anche Kate mi ha colpita molto.
All’inizio potrebbe sembrare la meno complessa delle due, ma andando avanti mi sono resa conto che non è affatto così.
Kate desidera una vita diversa da quella di Tully. Vuole una famiglia, vuole amare ed essere amata, vuole costruire qualcosa che abbia radici.
Ma anche lei dubita.
Anche lei guarda ciò che non ha. Anche lei si domanda chi sarebbe potuta diventare. Ed è una cosa che ho trovato tremendamente umana.
Possiamo amare profondamente la nostra vita e, nello stesso tempo, domandarci come sarebbe stata un’altra versione di noi.
Non significa necessariamente essere infelici.
Significa semplicemente essere umani.
Kate vive anche le difficoltà della maternità, del matrimonio, del sentirsi a volte invisibile e del tentativo di non perdere se stessa dentro i ruoli che ha scelto.
Ed è forse proprio qui che il confronto con Tully diventa ancora più doloroso.
Una possiede ciò che l’altra non ha. E viceversa.
Le madri e le ferite che ci portiamo dietro
C’è poi un altro aspetto che mi ha colpita molto: il rapporto con le figure materne.
Le famiglie nelle quali cresciamo lasciano inevitabilmente qualcosa dentro di noi. A volte ci danno sicurezza, altre volte creano ferite che continuiamo a portarci dietro anche da adulti.
Tully e Kate partono da esperienze familiari molto diverse e questo influenza profondamente il loro modo di amare, di fidarsi degli altri e persino di immaginare il proprio futuro.
La storia di Tully, in particolare, mi ha fatto riflettere su quanto possa essere difficile smettere di aspettare qualcosa da una persona che non è mai riuscita a darcelo.
Possiamo crescere. Possiamo costruire una carriera. Possiamo diventare indipendenti.
Eppure dentro di noi può continuare a esistere quella parte bambina che aspetta ancora di essere scelta.
È una delle sfumature del romanzo che ho trovato più dolorose.
Il tempo è forse il vero protagonista
Più andavo avanti nella lettura, più avevo la sensazione che il vero protagonista del libro fosse il tempo.
Vediamo passare gli anni.
Cambiano le mode, le aspirazioni, le relazioni e il modo stesso in cui Tully e Kate guardano il mondo.
E noi lettori cresciamo insieme a loro.
Questo rende tutto molto più intenso perché, dopo centinaia di pagine, non stiamo più osservando semplicemente due personaggi.
Abbiamo condiviso con loro una parte enorme della loro vita.
Le abbiamo conosciute ragazzine. Le abbiamo viste innamorarsi, litigare, sbagliare, diventare adulte.
Ed è proprio per questo che, quando la storia cambia tono, fa così male.
Perché a quel punto ci siamo affezionati.
Un libro che mi ha fatto arrabbiare, sorridere e piangere
Non voglio entrare troppo negli avvenimenti perché credo che questo sia uno di quei romanzi che funzionano molto meglio quando non sappiamo esattamente dove ci porteranno.
Posso però dire una cosa. Questo libro mi ha fatto provare tantissimo. Mi ha fatta sorridere. Mi ha fatta arrabbiare. In alcuni momenti mi ha frustrata. E poi mi ha completamente spezzata.
Ci sono state pagine che avrei voluto leggere velocemente perché avevo bisogno di sapere cosa sarebbe successo e altre che, al contrario, avrei voluto rallentare.
Verso la fine ho avuto quella sensazione terribile che capita con alcuni libri: sai che stai andando verso qualcosa che non vuoi affrontare, ma continui comunque a voltare pagina.
E quando è arrivato il momento…
beh.
Ero devastata.
Un finale che cambia il peso di tutto ciò che viene prima
Non dirò assolutamente cosa succede.
Se non avete letto il libro, voglio che possiate arrivarci senza sapere nulla.
Ma posso dire che il finale ha cambiato il modo in cui ho guardato tutto ciò che era successo prima.
Le discussioni. Le incomprensioni. Le gelosie. Il tempo sprecato. Le parole non dette.
All’improvviso alcune cose che sembravano enormi diventano piccolissime.
Ed è impossibile non pensare alla nostra vita.
A quante volte rimandiamo una telefonata. A quante volte lasciamo che l’orgoglio vinca. A quante persone diamo per scontate semplicemente perché pensiamo che saranno sempre lì.
Forse è questo che mi ha fatto più male. La consapevolezza che il tempo non ci promette niente.
Una storia sull’amicizia, ma soprattutto sulla vita
Pensavo di iniziare un romanzo sull’amicizia.
Ho finito per leggere una storia sulla vita.
Sulle persone che incontriamo quando siamo giovani e che finiscono per conoscere versioni di noi che nessun altro conoscerà mai.
Sui sogni che cambiano. Sulle scelte che facciamo. Sulla famiglia che riceviamo e su quella che costruiamo.
Sul successo, sull’amore, sulla maternità, sulle rinunce, sulle gelosie e sulla paura di non aver vissuto abbastanza.
Ma soprattutto sul fatto che alcuni legami riescono a sopravvivere persino alle nostre peggiori versioni.
Non perché siano perfetti. Ma perché hanno radici troppo profonde per essere cancellati facilmente.
Una lettura che mi è rimasta addosso
Quando ho chiuso L’estate in cui imparammo a volare (Firefly Lane), non ero pronta a salutare Tully e Kate.
E credo che questo dica già molto di quello che penso del libro.
Non sono personaggi che ho semplicemente seguito. A un certo punto ho avuto la sensazione di conoscerle.
Ho giudicato le loro decisioni, ho parteggiato prima per una e poi per l’altra, mi sono arrabbiata con loro e mi sono emozionata insieme a loro.
E quando una storia riesce a farmi questo, per me ha già fatto qualcosa di speciale.
Non è stato un libro perfetto e non ho amato ogni scelta delle protagoniste. Ma forse è proprio per questo che mi ha coinvolta così tanto.
Tully e Kate sono imperfette. La loro amicizia è imperfetta. La loro vita è imperfetta.
Esattamente come la nostra.
E forse il messaggio più bello che mi porto dietro è proprio questo: alcune persone arrivano nella nostra vita quasi per caso e, molti anni dopo, ci rendiamo conto che hanno contribuito a renderci ciò che siamo.
Per me L’estate in cui imparammo a volare (Firefly Lane) è stata una lettura travolgente, dolorosa e disperatamente emozionante.
Una di quelle storie che, una volta finite, non riesci a mettere immediatamente da parte.
Perché il libro si chiude.
Ma Tully e Kate rimangono ancora un po’ con te.
E voi? Avete letto L’estate in cui imparammo a volare (Firefly Lane)? Siete più Tully o più Kate?
Raccontatemelo nei commenti: sono davvero curiosa di sapere cosa vi ha lasciato questa storia e se ha travolto anche voi come ha travolto me.

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